Archivio per la categoria ‘Storie’
Antonio, l’ultimo custode del paesino «Questa è casa mia, non la lascio»
La piazza dove sorge la chiesa di San Michele Arcangelo è deserta. Il borgo di Castiglione della Valle, frazione di Colledara, comune teramano ai piedi del Gran Sasso con circa duemila abitanti (di cui 122 ora sfollati), risulta abbandonato dal terremoto del 6 aprile 2009. Se non fosse per Antonio Di Luigi, classe 1930, l’unico residente rimasto, così testardo da rifiutare i continui inviti del nipote Manuele Tiberii (che è anche il sindaco di Colledara) ad abbandonare la zona rossa, questo sarebbe un paese fantasma, uno dei tanti dell’Abruzzo montano.
Compie cent’anni (ed è abruzzese) l’auto più rara
Cilindrata 1470, motore monoblocco a 4 cilindri, 3 velocità, potenza 10 HP, velocità massima 75 chilometri l’ora. Sono le caratteristiche di questo modello, costruito in soli tre esemplari al mondo per incarico di Bugatti Citroen, che realizzò tali prototipi nel 1916 con caratteristiche uniche, prima di avviare la produzione in serie della classica “Docteur” nel 1919.
Dei tre prototipi iniziali, questo è l’unico esemplare sopravvissuto fino ai nostri giorni. Da ricerche effettuate in Francia, risulta che una delle tre vetture fu requisita e utilizzata nella Grande Guerra per rifornire il fronte mentre l’altra è appartenuta ad un medico francese che la distrusse in un incidente stradale.
La Bottega di Alessia e quei consigli di nonna Annina
Tutelare la tradizione agroalimentare abruzzese, promuovere i prodotti a chilometro zero e far incontrare le tipicità locali con i sapori di altre regioni d’Italia. Nasce con questi scopi “Bottega Abruzzo”, un progetto imprenditoriale di Alessia Bracciale, ex allieva dell’Its Agroalimentare Teramo (uno dei quatto istituti tecnici superiori presenti in regione) e da qualche mese titolare di una realtà imprenditoriale realizzata con un proprio marchio nell’azienda di famiglia.
Lo spazio dedicato alla promozione e alla vendita dei prodotti agroalimentari sarà inaugurato mercoledì 27 aprile ad Ortona, in piazza della Repubblica 11, alle ore 10, con una mini degustazione a cui sono stati invitati anche rappresentanti istituzionali e altri operatori enogastronomici.
Una pietra ricorderà il sacrificio di Pepe
Domani, martedì 12 gennaio, la città di Teramo sarà protagonista di una tra le più riuscite e significative iniziative degli ultimi anni in tema di memoria storica e arte. Come accade in molte città europee, anche a Teramo l’artista tedesco Gunter Demnig depositerà nel tessuto urbanistico e sociale una testimonianza diretta che costituisce un tassello della memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti.
L’iniziativa consiste nell’incorporare nel selciato stradale delle città, davanti alle abitazioni che sono state teatro di deportazioni, blocchi in pietra muniti di una piastra in ottone e recanti il nome dei deportati.
Tutto iniziò con una valigia piena di pubblicità
Si chiama Gabriele Di Donato e fa il copywriter da dieci anni. Ha lavorato a Milano, Roma e Torino (dove attualmente è al servizio di “Armando Testa”) per alcune delle principali aziende pubblicitarie italiane. Ha firmato campagne importanti e vinto premi in Italia e all’estero. Nel suo campo, inizia ad essere conosciuto. Non tutti sanno, però, che è nato a Teramo e qui torna, quando può, dalla sua famiglia. Lo abbiamo intervistato per capire il suo percorso, le sue scelte, i suoi gusti e il suo lavoro. E abbiamo scoperto che, per realizzare il suo sogno, partì da Teramo con una valigia piena zeppa di pubblicità finte. Un portfolio di proposte per grandi marchi, reinterpretate secondo i suoi gusti, che poi sottopose a grandi agenzie. Fu così che, almeno inizialmente, conquistò la fiducia dei suoi primi datori di lavoro.
«Da Boston dico grazie al prof del liceo»
«Quando papà all’improvviso morì, la situazione si fece complicata dal punto di vista economico. E mia mamma, che già manteneva mio fratello all’università, pensò per me un futuro da parrucchiera visto che il lavoro nei campi sarebbe stato troppo duro. Ringrazio quel professore che insistette perché io potessi proseguire gli studi. Lo vorrei incontrare di nuovo, non so neanche dove sia». A rievocare i ricordi drammatici e belli della propria adolescenza è Gigliola Staffilani, 49 anni, figlia di una famiglia di contadini di Villa Rosa di Martinsicuro, un paesino della costa abruzzese al confine con le Marche. Oggi è professore ordinario di matematica pura al Mit di Boston, l’unica italiana ad insegnare una materia così complessa in uno dei sacri templi della scienza dei numeri.
«La ricerca mi aiuta a tenere viva la speranza»
Daniela Di Giacomo, 38 anni, teramana, biologa. Ha lavorato anche in Francia e da poco ha vinto per la seconda volta consecutiva una delle borse messe a disposizione in Italia dalla Fondazione Veronesi per la ricerca contro il cancro. Ogni giorno parte alla volta dell’Aquila dove, presso il Dipartimento di Scienze Cliniche Applicate e Biotecnologiche dell’Università, conduce la quotidiana battaglia contro il male che le ha portato via entrambi i genitori, mamma Franca e papà Giacomo. Era quest’ultimo, dopo la morte della madre, a incoraggiarla a studiare: «Continua perché solo continuando si fa il pezzo», diceva. E Daniela è andata avanti, scegliendo consapevolmente l’oncologia molecolare come campo di attività. Oggi si occupa in particolare dei geni, chiamati BRCA1 e BRCA2, che sono responsabili della predisposizione ai tumori della mammella e dell’ovaio. Quelli da cui, con le sue scelte drastiche (l’asportazione dei seni e dell’ovaio) che fanno discutere, fugge l’attrice Angelina Jolie.
Estratta viva dalle macerie all’Aquila «Così mi sono liberata della paura»
Il sorriso contrasta con l’immagine che tutti conoscono di lei, rimasta sotto le macerie dell’Aquila per 23 ore e riapparsa come un miracolo il 7 aprile 2009. Marta Valente oggi ha 30 anni, lavora come ingegnere gestionale nel consorzio di imprese che governa in Abruzzo il Polo di innovazione dell’agroalimentare e guarda con ottimismo al futuro. La sua vita è serena. Ha imparato a scacciare gli incubi che la perseguitavano e seguito un corso di formazione per diventare «coach motivazionale», il professionista che aiuta gli altri a superare ostacoli e paure.
Da Teramo a Singapore passando per il Giappone
C’è paese e paese. Ma di casa ce n’è una sola. C’è tuttavia chi, pur distinguendo i due concetti, si sente cittadino del mondo. E, privo di quella diffusa malattia che viene scambiata per attaccamento alle radici ma forse è più simile (banalmente) a uno stato di pigrizia mentale, va libero per il mondo perchè del globo intero e non di una parte di esso si sente a pieno titolo abitante. Uno di questi è Enrico Pelillo, un allegro e divertente professionista teramano che non ha avuto paura di aprire la propria mente quando di globalizzazione, soprattutto nel mercato del lavoro, non si parlava ancora. Lo abbiamo intervistato via facebook e così le sette ore di differenza a nostro svantaggio quasi non si sono avvertite.
L’ex frate che si oppose all’Antonianum chiede giustizia
Questa è innanzitutto una storia di fatti e non di persone, su cui aleggia uno spesso velo di ingiustizia pur non potendosi dire con chiarezza dove siano i giusti o gli ingiusti o da quale parte sia la vera ragione. È la storia di Giovanni Pavan, nato a Treviso e residente a Teramo, anni 92, gran parte dei quali trascorsi a sondare le profondità della mente umana. Tanti i pazienti che sono transitati nel suo studio di psicoterapeuta. Una bibliografia imponente, che conta numerose pubblicazioni sulla psicoterapia e su altri argomenti relativi all’aggiornamento post-conciliare della Chiesa. Un curriculum ricco di tante altre esperienze oltre che dell’infinita passione per la ricerca che ha contraddistinto tutta la sua vita.